sabato 17 marzo 2012

Antonio Esposito Tessiopo

Dei fiori per mia madre,
morta il 29 aprile 2007



Mamma ascolta
Quando morì mia madre
avea cent'anni scarsi.
Consunta, mi pareva una candela
e quel pallor di morte sulle gote
racchiudeva nel viso ansie remote.
Patendo un dolor che non ha pari,
fra tanti mi sentii privilegiato,
in quanto ancor me vecchio
aveo di più la mamma, la qual
con gesto sofferente e stanco
mi accarezzò la fronte e il crine bianco
l'ultima volta, pria che trasparisse
nell'empireo, compagna ad altri santi.
Come cullava me tra le sue braccia
ora cullo di lei tutti i ricordi
e non v'è giorno che non lasci traccia
un guardo suo o un cenno od un sorriso.
Mamma sarai per sempre, che sia legata
eternamente a te la mia preghiera,
per ritroivarmi un giorno in Paradiso
tra i cherubini, accanto teco assiso.
(AET)


Natura
1
Avanza senza tregua la vecchiaia,
la giovinezza ormai è lì alle spalle,
non v’è rimedio alla natura infame
che prima fa goder la bella vita
e dopo non ti nega, l’estrema dipartita
2
Sono sciolti e senza rime questi versi,
perché ritengo indegni d’eleganza
i lugubri lamenti della parca,
che falcia tutto e tutto porta via,
inesorabilmente, senz’appello.
(AET)






La mia vita

Se io dovessi dir della mia vita
simile la porrei a un ballo in maschera,
allietato ogni tanto da una nacchera
e d'altri suoni gai di nenia ardita.
Non tutto è bello nella nostra vita
come non tutto è brutto per difetto,
il nostro Creator dona il diletto
ma a volte lui spartisce il suo dolore
che lo vide morire sulla croce
per risanare il mondo peccatore.
Talora siamo forti a sopportare,
ma tante volte è debole lo spirto,
in prima la dolenza non appare
ed in seconda il rio tempesta il mirto.
Nella mia vita ho anche lesinato
un semplice sorriso, per colpa della sorte
che mi turbò la mente e la salute
con tale male e più non mi distolse.
Bere o affogare, si pone l'alternanza,
si cerca sempre di volere bere,
e allor perchè non bere lo spumante
se l'acqua è scialba ed insapor pur anco?
Essendo nel bel mezzo d'una festa
maschera in volto e ballo concitato,
mostro alla gente d'essere un tempone (1)
pronto per rallegrar l'altrui tristezza.
C'è chi riprende a sollevare il capo,
ch'invece più l'affossa verso il basso,
c'è chi sorride novello alla sua vita,
chi s'abbandona al suo destino inflesso.
Ed io vo avanti con il ballo in maschera
e con la solenne musica verdiana.
Io, con le muse, gli dei e con i santi,
insieme intoniamo un savio canto:
per tutti vale la perla di saggezza,
chiunque vuole, è ben che lieto sia,
tanto nel suo futur, non v'è certezza.
(AET) 1-(buontempone)


Un buon caffè
‘A matin’ arap’ ll’uocchi
E dicennem’ ‘e pèreghiere
Sent’ ‘a ddor’ do cafè.
Accummenc’ n’atu juorno,
circospetto e diffidente
m’addumann’:
sarà bbuon’ stu cafè?
Nun pretendo ‘a cioccolata
ma ‘a miscela raffinata
è ‘nu segno ‘e qualità.
Nun sarà ‘o cafè dò bar,
si nun sap’ ‘e scarrafon’,
m’accuntento rassignat’.
Dal terrazzo ‘e casa mia
vec’ sempe a donna Rosa
ca vestita da sciantosa
si srseggia il suo caffè.
Chesta femmena è antipatica
e assumiglia ‘a cafettera,
quann’ è stato, aier’ ssera,
ho pensato fra me e me,
donna Rosa fa ‘a ciofeca,
nun è bbona ‘a ffà ‘o cafè.

(AET)




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